I trend HR parlano oggi spesso di Open Talent Economy.

L’esponenziale crescita di lavoro on-demand risponde a fattori che stanno cambiando a livello globale le strategie HR delle aziende. La velocità dei mercati e l’evoluzione tecnologica richiede spesso una politica di Talent Acquisition che prediliga rapidità, qualità e flessibilità: da qui un forte incremento del mercato dei freelance che sono spesso risorse con una lunga esperienza nei loro settori, che si ingaggiano velocemente e che rispondono alle esigenze di flessibilità con contratti adatti alla gestione di progetti con carattere temporaneo.

Talenti “virtuali”

La geografia non è più un vincolo: lo smart working, accelerato per forza maggiore negli ultimi mesi, ha definitivamente creato l’opportunità di attrarre talenti ovunque essi siano. Il lavoro da remoto, infatti, libera le persone da vincoli che in passato ne limitavano la mobilità: gestioni familiari, resistenze ai trasferimenti, problemi di mobilità.

Non solo: aprire l’opportunità del lavoro “virtuale” come lo abbiamo chiamato in questo articolo, permette di accedere a talenti in qualsiasi nazione essi siano potendo beneficiare anche delle professionalità e diverse attitudini che esistono in località estere. Naturalmente questo passaggio è fortemente influenzato dalle barriere linguistiche che ancora oggi esistono anche nelle organizzazioni strutturate e che rappresentano un vero e proprio ostacolo a queste opportunità.

Velocità di acquisizione

Da uno studio condotto da LinCo emerge che le Risorse Umane reputano estremamente importante la velocità con cui una azienda del lavoro propone nuovi candidati. Abbiamo approfondito questa necessità ed emerge che le motivazioni sono diverse tra loro, eccone alcune: progetti urgenti; il business comunica le necessità in ritardo; la direzione ha individuato percorsi strategici da iniziare il prima possibile. È naturale trovare nella open talent economy un modello che facilmente risponde alla necessità di velocità. Le classiche agenzie del lavoro non sono caratterizzate da tempi rapidi, le piattaforme che facilitano l’individuazione di consulenti specializzati, invece, sono un acceleratore importante dell’individuazione di candidati in quanto dispongono di network estesi da cui attingere e fanno della rapidità un fattore differenziante del proprio business.

Worklife balance

Il tema, va detto, è sopravvalutato soprattutto perché spesso lo si associa alla quantità di ore lavorate, tuttavia, non è il numero di ore trascorse lavorando a garantire una vita bilanciata tra sfera privata e sfera lavorativa. È più corretto parlare di aspetti culturali: il modo di vivere delle persone, infatti, sta lentamente variando in modelli diversi rispetto al passato. Oggi, a differenza dei decenni passati, le giornate non sono più cadenzate da rigidi orari dettati dalla cultura (colazione ore 7.00; pranzo ore 13:00 utile per guardare il Telegiornale; cena ore 20.00; a letto dopo carosello). Le persone, oggi, sono spinte a seguire il proprio bioritmo modulando comodamente la giornata a seconda della ricerca di un benessere che è dettato da tempi soggettivi. Ogni persona può scegliere quando consumare prodotti e servizi senza limitazioni. Questa libertà sta cambiando anche il modo in cui una persona vuole “produrre”, naturalmente dove possibile. Ecco che i migliori talenti, che dispongono di tante offerte lavorative, scelgono modalità che gli permettono di modulare la propria giornata a seconda della loro soggettività e comodità, molti infatti scelgono per questi motivi di svolgere un ruolo da freelance per poter organizzare le proprie giornate “su misura”.

Flessibilità organizzativa

I mercati sono turbolenti! Questo mantra echeggia nei manuali di economia da decenni, tuttavia gli ultimi due decenni hanno dimostrato che alla turbolenza non c’è mai limite! Non sempre ce ne rendiamo conto ma viviamo in un periodo storico dove l’innovazione è ad altissimi livelli, soprattutto in ambito digitale, ma non solo. Abbiamo spesso a disposizione più tecnologia di quanta ne stiamo utilizzando, pensiamo a temi come la blockchain, IOT o all’Intelligenza artificiale che hanno visto una esplosione più di 10 anni fa. Oggi solo poche grandi aziende stanno sfruttato queste evoluzioni tecnologiche: praticamente le piccole/medie aziende italiane devono ancora iniziare. Tutte queste innovazioni, unite alla competizione globale creano mercati che necessitano di velocità, sperimentazioni e anche disinvestimenti in sacche di mercato che non danno i risultati sperati. Basti pensare ai tanti progetti falliti di un gigante come Google che pur di non restare indietro su nessun aspetto innovativo ha investito e disinvestito con rapidità davvero invidiabili. In pochi hanno quelle grandi capacità, ma il comportamento di “sperimentazione” visto in scala ridotta potrebbe essere la via per garantire capacità competitiva anche ad aziende di più piccole dimensioni: l’aspetto più importante sono le persone, servono competenze da inserire in modo flessibile che consentono di mettere in atto strategie di questo genere.

Inclusività

Parlare di Open Talent Economy da spazio anche ad un concetto che è spesso accantonato: l’inclusività. Sia ben chiaro stiamo sempre parlando di attrazione di talenti! Per inclusività si intende la possibilità per lavoratori ed aziende di incontrarsi ed avviare collaborazioni nonostante le limitazioni che alcune persone possono avere. Si tratta di un’opportunità per entrambi i soggetti. I limiti qui però non sono geografici, l’open talent economy può aiutare a superare anche limiti più complessi come la disabilità, come il bilanciamento con necessità familiari, o altri limiti. Naturalmente uno smart working progettato bene può avere gli stessi risultati, tuttavia, valutare i talenti a prescindere da qualsiasi loro condizione è un passaggio culturale che può generare valore che fino ad oggi non è, spesso, nemmeno stato preso in considerazione.

In conclusione, questi sono alcuni temi che danno valore al modello dell’open talent economy; poter attingere da talenti qualificati “condivisi” da altre aziende crea vantaggi davvero importanti, per le aziende ma anche per i lavoratori. Naturalmente esistono anche punti di attenzione soprattutto legati alla precarietà del lavoro ed alle strutture di welfare concentrate su modelli lavorativi tradizionali. Questo fa si che, ad oggi, troviamo, per lo più, talenti con esperienze manageriali alle spalle che non sono spaventati dalla precarietà del lavoro.

Le piattaforme come LinCo aiutano ad approcciare la open talent economy riducendo le distanze tra talenti indipendenti ed aziende. Crea un beneficio operativo elevato creando in 48 ore il perfect match tra i consulenti del proprio network e le competenze ricercate dalle aziende.

Matteo De Carli

Marketing Manager LinCo