Simone, Ingegnere Gestionale esperto di marketing di prodotto, project management e innovazione

Nell’intervista di oggi, Simone si focalizza sui vantaggi di essere un consulente indipendente. Grazie ai suoi oltre 12 anni di esperienza nel settore mostra come le aziende possano crescere grazie alle competenze di queste figure indipendenti con skills trasversali.

DOMANDE:

Parlaci del tuo Background professionale e della tua area di competenza e del motivo che ti ha spinto a intraprendere la carriera del consulente indipendente

Buongiorno a tutti e grazie al team di LinCO che mi ha dato l’opportunità per questa intervista. Sono un Ingegnere Gestionale con un Master of Business Administration MBA e ho circa 12 anni di esperienza professionale nei beni di consumo durevoli in aziende multinazionali (principalmente dei white goods come Whirlpool EMEA e Haier Europe) negli ambiti del marketing di prodotto, project management e innovazione.

Sono diventato un consulente indipendente perché credo che nel mondo del lavoro attuale le aziende hanno e avranno sempre più bisogno di competenze specifiche e trasversali al momento giusto e nel luogo giusto, in una logica di progetto dedicato e sempre meno con continuità per molti anni.

Da quanto tempo sei un consulente indipendente e cosa ti ha spinto a intraprendere questa scelta?

Sono consulente indipendente dal settembre 2019 ma vorrei dire che questa opportunità non è stata completamente una mia scelta ma una conseguenza dall’ultima esperienza lavorativa da dipendente che ho avuto: infatti l’azienda di allora ha fatto una grossa acquisizione di un competitor nell’Ottobre del 2018 e dal Gennaio 2019 il nostro rapporto professionale si è concluso, per via della razionalizzazione dei ruoli e delle risorse; cerco tuttavia di tenere un buon rapporto con tutte le persone e realtà con cui ho collaborato, perché credo di aver dato e ricevuto molto dalle passate esperienze professionali.
Tuttavia, collegato a quello che ho detto sopra, credo ci siano dei vantaggi nell’essere un consulente indipendente, come: necessità di aggiornamento continuo, riduzione del rischio lavorando contemporaneamente su più progetti (anche di fronte a un non fisso stipendio mensile) e stimolo continuo della propria creatività e curiosità.

Fare consulenza vuol dire avere a che fare sempre più spesso con temi legati alla trasformazione dei modelli di business e di change management. Quali credi che siano le principali sfide che i management di oggi e degli anni a venire si troveranno a dover affrontare.
Credo che le due sfide principali che il management ha di fronte siano la digital trasformation e il climate change.
La digital trasformation sta impattando tutto l’ambito della vita delle persone, dai settori lavorativi privati a quelli pubblici. Credo che ogni manager dovrebbe essere consapevole e avere la “cassetta degli attrezzi” pronta per questo cambiamento. In un futuro che sarà sempre più OnLife (cit. Luciano Floridi) e “invaso” dalla robotica, internet of things, automazione, big data, realtà aumentata ecc. credo che ai manager del futuro siano richieste competenze non solo tecniche, ma anche sociali ed umanistiche. Infatti, una carriera lavorativa che sarà sempre di meno lineare ma circolare e sovrapposta, richieda competenze trasversali, di general management e di soft skills come empatia, comunicazione e leadership.

Il climate change è tra i temi più sentiti negli ultimi anni. Credo che il modello capitalista a cui siamo stati abituati negli scorsi decenni (produrre e vendere sempre di più, aumentando le proprie quote di mercato, a scapito della concorrenza) subirà un cambiamento più consapevole. L’economia circolare incide proprio su questo aspetto, andando a promuovere il recupero delle risorse e delle materie prime nell’ambiente di business. Ogni scelta manageriale dovrà tener conto del tema della sostenibilità ambientale che ritengo sia la questione principale di tutta l’agenda globale della nostra umanità.

Tu collabori anche con una realtà importante come il Politecnico di Milano, in veste di Adjunct Professor e hai conseguito un MBA presso il MIP (Business school del Politecnico di Milano). In base alla tua esperienza, credi che anche l’approccio alla formazione stia mutando in funzione delle nuove competenze manageriali richieste?

Sì, esatto, dallo scorso settembre collaboro per docenze in ambito Operations, Supply chains e Quality management con la School of Management del Politecnico di Milano. Per me è anche una forma di “give back” e del forte senso di appartenenza che ho per questa importane istituzione milanese. Credo che sempre di più le Università avranno bisogno di un approccio un po’ “meno accademico” ma più basato sulle esperienze professionali di professionisti e manager. Le università avranno sempre più il bisogno di aprirsi verso l’esterno, come catalizzatori di conoscenza condivisa utile per l’intera società. L’approccio alla formazione sarà di tipo continuo ed esperienziale.

Data la tua esperienza come product manager, anche in contesti multinazionali, che consiglio ti senti di dare alle imprese nazionali che vogliono crescere ed emergere a livello internazionale?

Credo che le imprese italiane abbiano la necessità di focalizzarsi in quelle attività che sanno svolgere molto bene, cioè le loro “competenze core”. Il Made in Italy è tra le risorse più importanti per il nostro Paese, che è apprezzato in tutto il Mondo, soprattutto in Cina.
Essere imprenditori italiani vuol dire avere, generalmente, un punto di forza verso gli stranieri: la bellezza e la qualità del prodotto, la capacità trasversale nell’approcciare e risolvere i problemi, la comunicazione interpersonale.
Le imprese che sopravvivono sono quelle che più sono in grado di generare esportazioni sostenibili, facendo leva appunto sul tema del “made in Italy”.
Il mio consiglio alle imprese è quello di creare il più possibile alleanze e network tra di loro- perché anche nel business “l’unione fa la forza” – e di credere e dare fiducia alle persone più giovani, stimolandole a mettere in discussione gli “status quo” con argomentazioni concrete.

Cosa ti ha spinto ad unirti ad una piattaforma innovativa come LinCo e quali credi siano i vantaggi che imprese e consulenti possiate trarre vicendevolmente dall’utilizzo della piattaforma?

Penso che LinCo abbia un innovativo modello di business. Mi è piaciuto da subito il vostro pay-off del “Just in Talent”. Le imprese avranno sempre di più bisogno di consulente indipendenti, per progetti specifici con un orizzonte temporale limitato. Appoggiarsi a consulenti indipendenti è molto meno dispendioso che appoggiarsi a società di consulenza strutturate e il consulente singolo potrebbe garantire servizi più personalizzati e flessibili, lavorando fianco a fianco con il manager o imprenditore dell’azienda cliente.